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Il castello di Passerano

Ultima modifica 28 marzo 2018

 

Il castello è il più importante monumento esistente nel territorio comunale e sicuramente uno dei più belli e significativi dell'Astigiano perchè mantiene un aspetto di complesso unitario e possente, posto a dominio del paese e dell"ambiente circostante.
Esso presenta in prossimità una bella cappella e un edificio denominato la zecca, oggi sede della biblioteca comunale.
Di particolare interesse è la Torre di origine medioevale, adattata nel 1704 a campanile; in origine la torre costituiva la porta di accesso settentrionale all'antico ricetto del paese ed al castello.

Attraverso la porta medioevale, che sorge a destra della zecca, si entra nel recinto, da dove è possibile ammirare la chiesa gentilizia in cotto e l'ampio portale d'accesso all'edificio. Le due parti più antiche risultano collegate da un'ala costruita nel XVII secolo: la parte posta a Nord si distingue per due torricelle rotonde (un tempo quattro) situate agli angoli, mentre la parte a sud racchiude una torre quadrata e presenta una parete esterna con un ricco fregio in cotto e finestre ad arco acuto.

L'interno del castello presenta stucchi ed arredamenti conservati con cura scrupolosa. Di particolare interesse risultano le sale del piano superiore, alle quali si accede attraverso un'imponente scala ornata da due capitelli in arenaria del primo gotico raffiguranti i segni dello zodiaco. La sala principale è arricchita da un soffitto a cassettone, firmato da un certo Torta di Grana nell'anno 1484, finemente intagliato, le cui decorazioni, a colori vivaci, rappresentano gli stemmi di molte nobili casate. Nella stanza della torre sono raccolti cimeli del grande musicista Schuman, avo dell'attuale conte Radicati. Ai piani inferiori, e poi possibile visitare la ricca biblioteca e I'appartamento di Giovanni Battista Radicati.

Al Castel sla punta dla colin-a
Tra vigne dòsch, cà e persunag-i
Con le cesiota li dausin-e
La magnifica vista e al bun vin.

Sla tur pi auta j'è me bela Marchesiña
Con le stòrie d'amur è d nostalgia
Che la guarda iJ Cavajer con gelosia

An tal nostr Castel che l' è ‘d na blessa ardìa.

La Storia del Castello

I Radicati, in passato, possedevano diversi castelli nelle terre che oggi costituiscono il comune di Passerano Marmorito, ma di essi non rimangono oggi che quelli di Passerano, di Primeglio e i ruderi del Castello di Marmorito, proprietà degli ultimi discendenti dei conti Radicati.

Il Castello di Passerano, che si eleva imponente sull'abitato con la sua struttura irregolare e le grandi dimensioni, depositario del ricordo di secoli di storia.

Il mondo medioevale fa sognare. Ma il sogno di Passerano è molto concreto: una porta aperta non solo sul fascino del passato ma anche sull'astigiano. Il medioevo, dal 476 al 1492, vede a Passerano la costruzione di una fortezza per opera di una famiglia locale, che poi diventerà dominio dei signori di Montiglio per poi essere trasferita come feudo ai radicati di Cocconato.
In quei secoli Passserano divenne borgo. Il borgo era abitato da qualche centinaio di persone, soprattutto contadini e artigiani. Le case erano modeste, povere capanne in legno con piccole finestre senza vetri, protette solo da imposte di legno. Un piccolo orto circondava la casa; in esso
crescevano legumi e qualche albero da frutto. Il borgo era un crogiuolo con al suo interno una miriade di mestieri: fabbri, muratori, sellai, fornai, calzolai e tessitori; tutti lavoravano nella piazza in un'allegra confusione.
Ma c'era poco da stare allegri; la mortalità infantile era elevata, l'aspettativa media di vita era 27 anni, le condizioni igieniche erano nulle e le case erano infestate da topi e pulci. I cereali (grano, segale, farro) costituivano i 3/3 dell'alimentazione sotto forma di pane, focacce e pappe. Formaggio, verdura e legumi (fagioli, fave e ceci) completavano il nutrimento; Carne e pesce erano assai rari.
Le grandi aziende agricole dell'epoca potevano avere anche una superficie di 40.000 ettari e comprendevano anche i boschi dove si raccoglieva legna, funghi, bacche, frutti e dove il Signore si dedicava al suo sport preferito: la caccia. Esistevano anche fondi più piccoli, chiamati mansi. I coloni, in cambio del permesso per lavorare la terra, dovevano al signore una quota del raccolto e al prete le decime.

Protagonista di molte vicende belliche, il castello, nel 1550 fu occupato dagli Spagnoli e fortificato; nell'anno successivo, il maresciallo francese Brissac, impedito nella sua campagna anti-imperiale da Passerano, attaccò la fortezza, la espugnò e ne cacciò il presidio.
Nel 1617, il castello fu nuovamente devastato e soltanto alla meta del secolo, in un periodo di pace, Alessandro Radicati si accinse a restaurare I'antico maniero. Fu costruita la zona a Sud-Ovest e, successivamente, a Nord dell'edificio principale, che si era trasformato in una fabbrica, difesa da torrioni e bertesche, si edificò una costruzione minore, ornata da quattro torrette laterali, denominata "la palazzina del Conte Adamo". Alla metà dell'Ottocento, il castello fu restaurato e conservato sino ad oggi senza rilevanti alterazioni.